mercoledì 2 luglio 2014

IL MIO INTERVENTO AL CONVEGNO REGIONALE FIDAPA – BPW Italy TENUTOSI A BOLOGNA IL 20/06/2014 SULLE STARTUP INNOVATIVE SUL TEMA “NUOVA CULTURA IMPRENDITORIALE SVILUPPO E CRESCITA DEL PAESE - L.221/2012”

La Legge n. 221/2012, nota come decreto Sviluppo bis, alla sezione IX “Misure perla nascita e lo sviluppo di imprese startup innovative” costituisce un intervento di politica industriale per il Paese che mette al centro l’imprenditorialità per stimolare la crescita, l’innovazione e la creazione di occupazione, soprattutto giovanile. Stimola, valorizzandole, le società di più lunga tradizione che sono disposte ad accompagnare il processo di avvio e di crescita delle startup innovative, dal concepimento dell’idea imprenditoriale, per i primi anni di vita. E’ un provvedimento volto a rendere più veloce e dinamico il nostro Paese, portandolo a tornare a scommettere sulle proprie energie migliori. Nuove modalità produttive, confronto e condivisione di saperi e strumenti possono insieme innescare un circolo virtuoso nei territori, per produzioni sempre più innovative, realizzate in reti e filiere.
La promozione di una visione più favorevole all’innovazione ha implicazioni positive di carattere economico, sociale e culturale.
In particolare si favorisce la trasformazione dei talenti in cultura imprenditoriale, diffondendo lo spirito d’intrapresa; si amplia la mobilità sociale, la meritocrazia e la trasparenza. Si favorisce un maggior dialogo tra scuola ed università, da un lato, ed i luoghi in cui la conoscenza trova concreta applicazione,
le imprese.
Vengono creati nuovi posti di lavoro, caratterizzati da flessibilità (contrattitemporanei) per l’intero ciclo di vita della startup (4anni) e con nuove forme di remunerazione del personale (parte del salario infatti può essere correlata alle performance aziendali; è prevista remunerazione con stock options, azioni, quote e strumenti finanziari partecipativi e work for equity fiscalmente conveniente, per consulenti e collaboratori)che contribuiscono a far fronte a problemi di liquidità, oggi frequenti e pericolosi per la sopravvivenza delle imprese. Nel caso in cui le cose vadano male ci si può spostare velocemente verso una nuova startup. Anche se non si arriva al successo, si condivide comunque un progetto, un sogno, un obiettivo e si fa di tutto per realizzarlo.
Gl’incentivi fiscali di cui beneficiano le startup innovative favoriscono il mercato del private equity, ancora sottodimensionato nel nostro Paese. E’ stato introdotto anchel’Equity crowdfoundig,vale a dire la raccolta di capitale diffuso attraverso portali online, con una regolamentazione di dettaglio emanata dalla Consob (luglio 2013), la prima del suo genere a livello mondiale. Inoltre con l’equity crowdfounding tutti possono essere investitori e far crescere il Paese; infatti si possono investire anche solo 20 €. Si riduce così il rischio dell’investimento, ampliando il numero delle iniziative. Sarebbe utile l’allargamento dello strumento a tutte le imprese, anche a quelle non innovative. Ad es. in Olanda è stata finanziata tramite l’equity crowdfounding una libreria che stava fallendo. Gli abitanti del quartiere sono diventati azionisti, si sono sentiti parte dell’andamento dell’attività e le vendite sono addirittura aumentate. Si tratta d’investimenti di comunità. Se più italiani diventano investitori, più persone capiscono il mondo dell’impresa e l’Italia può tornare a crescere.
Il D. M. 26/4/2013 del MiSE, che ha definito le modalità ed i criteri semplificati di accesso gratuito e diretto all’intervento del Fondo Centrale di Garanzia, fissando in 2,5 mln € l’importo massimo garantito per ogni startup o incubatore, con copertura fino all’80% del credito ottenuto e assegnando alle richieste di garanzia riferite a queste due tipologie d’impresa priorità nell’istruttoria e nella presentazione al Fondo, contrasta il credit crunch che attanaglia la generalità delle imprese italiane, in particolare le piccole e medie.
Sono previste anche alcune agevolazioni indirette per favorire l’internazionalizzazione delle startup innovative, attraverso servizi erogati dalla specifica struttura nazionale (ITA).
Ora le startup innovative possono, come altre imprese, beneficiare delle risorse (500 mil €) messe a disposizione dalla Banca Europea degl’Investimenti, con il bando “Jobs for Youth” attraverso accordi con le banche intermediarie italiane.
Al 9 giugno 2014 sono 2158 le startup italiane iscritte al Registro delle imprese. In meno di 2 mesi sono aumentate del 10% registrando una media di 2,5 al giorno neiprimi mesi del 2014. L’Emilia – Romagna è la seconda Regione più densamente popolata, con 244 startup, dopo la Lombardia e prima del Lazio; il Veneto la quarta, con 174 startup, tra le province del Nord Est svetta Trento con 85 startup e Bologna con 70. Quanto alla distribuzione settoriale, spiccano i servizi (1677) che includono, tra le altre, le attività di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (660), ricerca scientifica e sviluppo (378) servizi d’informazione e altri servizi informatici (177).  I due campi specifici che beneficiano di agevolazioni fiscali maggiorate, l’ambito energetico, a favore di un’economia sostenibile e quello sociale contano rispettivamente 410 e 67 startup. I settori meno coinvolti sono il turismo, con sole 7 startup registrate, e l’agricoltura, con 8.
22 startup in Italia fatturano almeno 1 mln €: vuol dire che solo una su cento ce la fa ad arrivare al primo traguardo. Nel Nord Est hanno un fatturato da 2 a 5 mln € unastartup di Pordenone, due di Padova e una di Bologna, ha un fatturato superiore ad 1 mln € una startup con sede operativa a Bologna e sede produttiva a Ferrara.
Parx Plastics si è classificata seconda al Tech All Stars di Londra, un concorso europeo cui hanno partecipato 12 delle migliori imprese innovative. Fondata nel 2012 con risparmi dei due promotori per solo una decina di migliaia di euro, produce con il lavoro di poco meno di 50 persone, plastica antibatterica con una tecnologia che ne inibisce la proliferazione, che non è tossica e neppure seleziona batteri più resistenti e quindi più nocivi per l’uomo, come accade con i prodotti chimici. La sede è a Rotterdam ed i laboratori a Bologna e a Napoli, presso l’Università Federico II, con uno spirito realmente europeo, che supera la questione dei confini nazionali.

L’auspicio è che le startup innovative costituiscano un terreno fertile di sperimentazione per nuove politiche pubbliche atte a snellire e migliorare il contesto normativo entro cui opera la generalità delle imprese.

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