Per
la prima volta sulla scheda elettorale ci sarà la lista di una famiglia
politica europea, la terza per importanza dopo conservatori e socialisti, l’ALDE dei liberali democratici per l’Europa, la forza
federalista da sempre critica verso le dissennate politiche di PPE e PSE al
potere a Berlino, che vorrebbero inchiodare l’Europa ad un’integrazione basata
sui rapporti di forza intergovernativi.
Non
solo: insieme alla lista Tsipras, l’ALDE è l’unica lista che con trasparenza
indica nel suo simbolo il proprio candidato alla presidenza della Commissione
Europea.
Quest’anno,
per la prima volta, votando una lista si
indica indirettamente, ma di fatto, anche
il presidente della Commissione (come i cittadini vorrebbero s’indicasse il
premier quando si vota per l’elezione del Parlamento italiano). Dunque chi
voterà PD voterà il socialista tedesco Schulz, chi voterà FI o NCD/UDC sosterrà
il lussemburghese Junker, mentre per l’ALDE il candidato è Guy Verhofstadt.
Guy,
che ho conosciuto a Roma lo scorso 5 aprile, parla bene l’italiano, ha la
doppia cittadinanza belga ed italiana, per 10 anni è stato Primo Ministro in Belgio
a capo di una coalizione tra liberali e socialisti, che ha proceduto a colpi di
riforme, federalista allergico allo status quo, ma anche ai passi indietro
rispetto all’Unione Europea.
Aperta
a tutti coloro che in Italia si sentono liberali e democratici, la lista
dell’ALDE ha deciso di chiamarsi “Scelta
Europea” perché aderirvi significa compiere una decisione convinta e
maturata.
Il
suo Manifesto propone riforme che
non sono un castello di sogni, ma posizioni portate avanti in questi anni e
sostenibili sia economicamente sia politicamente.
Non
solo Euro sì/Euro no, ma anche diritti, Europa nel mondo, ambiente ed altro.
Col
voto delle bistrattate e sempre strumentalizzate elezioni europee ci giochiamo
il futuro, dopo aver perso parte degli ultimi 5 anni, contrassegnati dalla più
grande crisi economica e sociale mondiale dal dopoguerra. Valutiamo quindi
gl’impegni degli uni e degli altri e non usiamo queste elezioni solo per
sfogare una nostra legittima rabbia e per farci solleticare la pancia con
slogan seducenti. Chi sarà a capo della
Commissione, o con chi si dovrà alleare per dare una guida stabile, avrà un
impatto diretto nella nostra vita quotidiana, piaccia o non piaccia.
Scelta
Europea si rivolge alla testa e al cuore dei cittadini, proponendo innanzi
tutto un’Europa in cui prevalgono gli
interessi comuni e non gli Stati più forti. I popolari credono nello status
quo, i socialisti vogliono creare altro debito, i populisti incitano
all’intolleranza. I liberali e democratici vogliono la conferma della strategia
italiana di integrazione in un’Europa federale, che implica un allineamento
agli standard europei non solo per quel che riguarda i conti pubblici, ma anche
e soprattutto i tassi di occupazione e i servizi al mercato del lavoro,
l’efficienza delle amministrazioni, incominciando da quella giudiziaria,
scolastica e tributaria. I primi obiettivi da perseguire, a breve e medio
termine, sono l’unione bancaria e la costruzione di mercati sempre più
integrati nella dimensione continentale in materia di capitali, di energia, di
servizi, di tecnologia digitale. Tutti questi provvedimenti possono tradursi in
concrete opportunità di nuova occupazione, soprattutto per i giovani. Per
ottenere tutto ciò occorre un processo di correzione e di riforma dei
meccanismi istituzionali, delle procedure, delle norme dei trattati che si sono
rivelati inadeguati, o sbagliati.

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