martedì 15 aprile 2014

L’EUROPA CHE SCELGO


Per la prima volta sulla scheda elettorale ci sarà la lista di una famiglia politica europea, la terza per importanza dopo conservatori e socialisti, l’ALDE dei liberali  democratici per l’Europa, la forza federalista da sempre critica verso le dissennate politiche di PPE e PSE al potere a Berlino, che vorrebbero inchiodare l’Europa ad un’integrazione basata sui rapporti di forza intergovernativi.
Non solo: insieme alla lista Tsipras, l’ALDE è l’unica lista che con trasparenza indica nel suo simbolo il proprio candidato alla presidenza della Commissione Europea.
Quest’anno, per la prima volta, votando una lista si indica indirettamente, ma di fatto, anche il presidente della Commissione (come i cittadini vorrebbero s’indicasse il premier quando si vota per l’elezione del Parlamento italiano). Dunque chi voterà PD voterà il socialista tedesco Schulz, chi voterà FI o NCD/UDC sosterrà il lussemburghese Junker, mentre per l’ALDE il candidato è Guy Verhofstadt.
Guy, che ho conosciuto a Roma lo scorso 5 aprile, parla bene l’italiano, ha la doppia cittadinanza belga ed italiana, per 10 anni è stato Primo Ministro in Belgio a capo di una coalizione tra liberali e socialisti, che ha proceduto a colpi di riforme, federalista allergico allo status quo, ma anche ai passi indietro rispetto all’Unione Europea.
Aperta a tutti coloro che in Italia si sentono liberali e democratici, la lista dell’ALDE ha deciso di chiamarsi “Scelta Europea” perché aderirvi significa compiere una decisione convinta e maturata.
Il suo Manifesto propone riforme che non sono un castello di sogni, ma posizioni portate avanti in questi anni e sostenibili sia economicamente sia politicamente.
Non solo Euro sì/Euro no, ma anche diritti, Europa nel mondo, ambiente ed altro.
Col voto delle bistrattate e sempre strumentalizzate elezioni europee ci giochiamo il futuro, dopo aver perso parte degli ultimi 5 anni, contrassegnati dalla più grande crisi economica e sociale mondiale dal dopoguerra. Valutiamo quindi gl’impegni degli uni e degli altri e non usiamo queste elezioni solo per sfogare una nostra legittima rabbia e per farci solleticare la pancia con slogan seducenti. Chi sarà a capo della Commissione, o con chi si dovrà alleare per dare una guida stabile, avrà un impatto diretto nella nostra vita quotidiana, piaccia o non piaccia.
Scelta Europea si rivolge alla testa e al cuore dei cittadini, proponendo innanzi tutto un’Europa in cui prevalgono gli interessi comuni e non gli Stati più forti. I popolari credono nello status quo, i socialisti vogliono creare altro debito, i populisti incitano all’intolleranza. I liberali e democratici vogliono la conferma della strategia italiana di integrazione in un’Europa federale, che implica un allineamento agli standard europei non solo per quel che riguarda i conti pubblici, ma anche e soprattutto i tassi di occupazione e i servizi al mercato del lavoro, l’efficienza delle amministrazioni, incominciando da quella giudiziaria, scolastica e tributaria. I primi obiettivi da perseguire, a breve e medio termine, sono l’unione bancaria e la costruzione di mercati sempre più integrati nella dimensione continentale in materia di capitali, di energia, di servizi, di tecnologia digitale. Tutti questi provvedimenti possono tradursi in concrete opportunità di nuova occupazione, soprattutto per i giovani. Per ottenere tutto ciò occorre un processo di correzione e di riforma dei meccanismi istituzionali, delle procedure, delle norme dei trattati che si sono rivelati inadeguati, o sbagliati.


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